Les Passantes – Georges Brassens
La canzone cantata da Georges Brassens nel bellissimo video che Alain Resnais girò nel 1977, di sera in un caffè, in realtà non è una sua composizione originale.
Il testo è quello di una poesia del 1911 di Antoine Pol, un autore pressoché sconosciuto, pubblicata alla fine della prima guerra mondiale, che Brassens trovò nel 1943 su una bancarella nella Parigi occupata dai nazisti.
Allora ventitreenne, e con poca dimestichezza con la teoria e con la tecnica, musicò la poesia in modo approssimato e la mise da parte. Non riuscendo a trovare una melodia che si adattasse a pieno al testo, chiese aiuto al suo amico Jean Bertola. Alla fine degli anni “60 quest’ultimo scrisse per lui una nuova linea melodica e, pertanto, è da considerarsi il vero autore della musica di questa canzone.
La poesia, incisa finalmente da Brassens nel 1972, è diventata una delle canzoni più celebri nella lingua francese. Inoltre, nel corso degli anni, ha avuto numerosissime versioni in altre lingue tra cui il russo, il polacco, il greco e il persiano.
La traduzione di De André, che tutti conosciamo, è molto fedele all’originale se non superiore in alcune parti.
Tra le tante successive interpretazioni, una particolarmente suggestiva e inattesa è quella di Iggy Pop, l’icona del rock, che si cimenta con la canzone melodica francese con ottimi risultati.
Consiglio di provare ad ascoltarla per credere (e non fate caso alla pronuncia!): qui il video
Assolutamente intramontabile “Le passanti” esprime qualcosa che tutti abbiamo vissuto.
Canzone triste e del rimpianto, qui l’uomo osserva muto la passerella delle varie figure femminili che gli passano davanti; inconcludente, raggomitolato nei propri pensieri senza riuscire a venirne mai fuori.
È la canzone delle strade non prese, delle opportunità non colte, della sola immaginazione del possibile; del racconto delle storie verosimili, del ritorno a casa sconfitti, scaldati dal calore del ricordo di ciò che non è stato e che poteva essere. Ma se non è stato, allora non poteva essere.
Le donne per contro, continuano a portarsi dentro i loro segreti, i loro tormenti le loro malinconie. Le loro figure si muovono silenti e sole in questo bozzetto e vengono descritte con tenerezza e comprensione.
“Le passanti” gira intorno a ciò che non abbiamo mai avuto: lo struggimento per una felicità intravista ma mai raggiunta, in una vita ingrigita dall’abitudine.
De André diceva che è sempre meglio lasciarsi che non essersi mai incontrati, “Le passanti” è lì a rammentarci che il desiderio di nutre quasi sempre dell’assenza.