Russians

Russians – Sting

Il brano si apre con il ticchettio di un orologio al quale si sovrappongono parole indistinte. Inizia a vibrare un pedale a bassa frequenza che prende allo stomaco.

Siamo introdotti in un’atmosfera in cui il tempo incalza e alla radio stanno riferendo di qualcosa che è accaduto o sta per accadere.

C’è tensione, ma l’aria si fa ancora più cupa all’ingresso degli strumenti. Mentre basso, timpano e una parte degli archi battono il ritmo con la stessa regolarità dell’andamento dei passi nella neve, la linea melodica, ancora su timbri scuri e su un registro grave, ci suggerisce le distese della steppa battute da raffiche di vento, riecheggiando la scelta strumentale della “Moldava”.

Sul finale ritorna l’inquietante ticchettio della sveglia e la musica viene disturbata da colpi sordi e metallici che ricordano vagamente i rintocchi di una campana, in un paesaggio in cui l’essere umano risulta assente.

Il testo parla da sé.

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